Il Governo da 110 Milioni di euro a Roma che è sommersa dai debiti

Ignazio Marino si è stupito dello stupore altrui. Dalla legge di Stabilità arrivano altri 110 milioni di euro per Roma? «Finalmente si è riconosciuto il ruolo della Capitale», ha detto con un’alzata di spalle il sindaco di Roma. Del resto, ha ricordato Marino, con «oltre 1.500 manifestazioni l’anno» è naturale ricevere un contributo per gli extra costi che deve sostenere la Capitale. Un contributo figlio dell’ultimo decreto «salva Roma» varato dal governo, al terzo tentativo e dopo la minaccia di Marino di bloccare la città, nel febbraio 2014 per far fronte agli 867 milioni di euro di passivo del Campidoglio. È nell’ambito di quel provvedimento che Marino ha ottenuto, in estate, altri 110 milioni di euro – oltre ai circa 400 milioni di euro di buco scaricati sulla gestione commissariale-in cambio della presentazione di un «piano di rientro» che per Roma prevede, in tre anni, 450 milioni di euro di tagli alle spese.

Fatto sta che per gli extra impegni, la Capitale ha ottenuto extra fondi. E questo nonostante i cittadini romani siano i più tassati d’Italia. Dal 2010 al 2014, la pressione fiscale sui contribuenti della Città eterna è aumentata di 1,6 miliardi di euro. Nel Comune di Roma, l’addizionale Irpef è la più alta d’Italia. L’aliquota, infatti, resterà fissata allo 0,9%. Al di sopra del tetto massimo dello 0,8%. E questo grazie alla deroga concessa per i Comuni che non rispettano il patto di stabilità interno, ai quali è concesso di arrivare fino all’1,2%. Questo significa che l’Irpef comunale, secondo un’elaborazione del servizio politiche territoriali della Uil, a Roma raggiungerà picchi di 207 euro contro i 184 euro di Napoli, Milano e Torino.

Poi c’è la Tasi. Anche qui il Campidoglio ha alzato l’asticella al livello massimo: 2,5 per mille sulla prima casa e 0,8 per mille sulla seconda. Per non parlare dell’aliquota Imu su tutti gli immobili diversi dall’abitazione principale, già al livello massimo del 10,6 per mille.

E non è finita qui. Secondo uno studio di Ernst & Young, società di revisione dei conti, Roma Capitale presenta un disavanzo strutturale annuo di 1,2 miliardi. Questo vuol dire che se Marino mantenesse la promessa fatta al governo di risparmiare 450 milioni in tre anni, avrebbe tagliato poco più del 10% del passivo accumulato da Roma.

E non è neanche detto che il piano di rientro sia efficace. Una settimana fa l’agenzia di rating Fitch, che valuta la solidità e la solvibilità di enti e imprese, ha espresso dubbi sui tagli diMarino. Confermando la valutazione «BBB»,qualità medio bassa, in relazione all’affidabilità della Capitale. «Restano incertezze su una efficace attuazione del piano di rientro 2014-16, alla luce dei costi e al probabile taglio dei sussidi» da parte del governo centrale con la spending review riservata ai Comuni. Taglio che poi la legge di Stabilità ha quantificato in 1,2 miliardi di euro.

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