Giorgio Napolitano è convinto che la manovra di Renzi rilancerà la crescita

Un vecchio adagio della saggezza popolare sostiene che «la pazienza è la virtù dei forti». Ad averne, sono soliti rispondere i burloni. Eppure Matteo Renzi, oltre a dimostrare un’insolita forza nell’affrontare un nemico al giorno, sta dando prova di esser dotato di una pazienza olimpica. «Escludo l’apertura diuna procedura di infrazione da parte della Ue sulla legge di stabilità», ha affemato ieri sera al Tg1, che ha diffuso il vero quotidiano, sottolineando come l’Italia è «a disposizione se ci sarà da dialogare con Bruxelles sulla manovra» Insomma, siamo calmi e pazienti. Un po’ meno gli italiani, che dovranno riempire con i propri euro i conti varati dal governo. E fra i contribuenti la pazienza è in forte calo.

Al di là di questo bel quadretto europeo, il presidente del Consiglio continua a pungolare le Regioni.Dopo una giornata di tentativi di mediazione, con gli enti di secondo grado che avanzano proposte sulle quali dialogare, il premier dai microfoni del Tg 1 tira dritto, forte anche dell’assist che arriva dal Colle. E così si alzano ancora i toni del confronto, toccando decibel mai raggiunti sino ad ora. L’oggetto, ovviamente è la manovra appena licenziata dal Consiglio dei ministri, ma ancora non nota nella versione ufficiale che arriverà con la trasmissione al Parlamento, presumibilmente lunedì. Un testo «esteso» che anche Bruxelles attende di «scandagliare» minuziosamente. Regioni e Comuni lamentano una nuova ondata di tagli e dopo gli annunci di guerra imboccano la via del dialogo, ma il premier insiste: «figuriamoci se non parliamo con i presidenti delle Regioni. Ma tagliare i servizi sanitari sarebbe inaccettabile. Piuttosto si tagli qualche Asl o qualche nomina di primario». Insomma«le Regioni facciano la loro parte anche perché qualcosa da farsi perdonare (dice riferendosi ai consiglieri regionali e agli scandali dei rimborsi, ndr) ce l’hanno». Quindi «le famiglie hanno pagato, ora paghino anche le regioni».

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a sua volta blinda la Legge di Stabilità esprimendo un giudizio lusinghiero per il lavoro governo. «La manovra contiene un riconoscimento ampio e ci sono misure importanti per la crescita», afferma il capo dello Stato, «sia direttamente per quel che riguarda le politiche di investimenti, sia indirettamente per quello che riguarda la riduzione della pressione fiscale». «Penso che le posizioni prese con notevole nettezza dal governo italiano», sostiene l’inquilino del Colle, «ma non solo dall’Italia, vadano nel senso di un forte rilancio delle politiche per la crescita». Crescita che il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan non invoca solo per il bene comune ma anche per quello dei conti: senza la crescita «non avremo mai conti pubblici in ordine e saremo sempre in balia delle tensioni dei mercati».

Intanto una valanga di dubbi sulla manovra arriva sia dalle regioni che dai Comuni. I sindacati sono convinti che l’effetto finale del mix di Renzi sarà comunque recessivo. E già i parlamentari di tutti gli schieramenti affilano le armi. Anche Perché serpeggia una preoccupazione: i tagli si trasformerebbero in meno servizi oppure più tasse locali per i cittadini. Con buona pace di chi intenderebbe abbassare la pressione fiscale generale per far ripartire i consumi, ovvero il governo. E nel mirino, ovviamente, c’è il titolare dell’Economia. «Capisco che lo sport nazionale è vedere se ci sono dissensi tra me e Renzi ma non ci sono dissensi», afferma il ministro Pier Carlo Padoan, ospite di Otto e mezzo su La7, «anzi, c’è un ottimo rapporto di collaborazione, ci sono diversità di opinioni ma alla fine troviamo un accordo», anche se avrebbe «voluto avere più risorse per gli investimenti pubblici». Fonte: Libero

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