Basket, La Pms non può più fare passi falsi

Le prime due partite sono state due sconfitte: -20 a Biella e -10 a Trapani. A voler essere cattivi, il progresso c’è stato. In casa Pms, però, pochi hanno voglia di sorridere: la classifica della serie A2 Gold piange, i tifosi sono smarriti e domenica, nell’esordio casalingo contro Brescia (ore 18, Ruffini), davvero non si potrà sbagliare.

Perché se è vero che il campionato è lungo e che le chiacchiere nei momenti di crisi sono sempre le stesse («abbiamo bisogno di tempo, siamo una squadra nuova»), lo è anche il fatto che dal presidente Forni in giù tutti hanno dichiarato che l’obiettivo è puntare al massimo. «Siamo indietro in tutto – ha ammesso coach Bechi – da più di un mese non possiamo allenarci al completo a causa del menisco di Amoroso e per gli stop di Giachetti e Viglianisi. Rispetto a Biella abbia Ron Lewis Con i 17 punti realizzati, il nuovo americano è stato con Mancinelli uno dei migliori nella sconfitta della Pms (74-84) a Trapani mo reagito in maniera più decisa quando siamo andati sotto e da lì dobbiamo ripartire, ringraziando chi non si è tirato indietro anche se non è al top».

Il piatto comunque piange. Da quando esiste la Pms – stagione 2009/10 – mai un campionato era cominciato con due sconfitte di fila. Dovessero diventare tre e per di più dopo avere celebrato gli oltre 2100 abbonati (record tutti i tempi per il basket torinese), il clima si surriscalderebbe non poco: «Non c’è tempo per piangersi addosso, dobbiamo trovare continuità per 40 minuti e cominciare a vincere». do meglio e attaccando come si deve, aggiustando la mira da tre punti (il 21% finora) e senza prendere imbarcate tipo il 14-32 del terzo quarto di Trapani che ha deciso il match: serve compattezza, insomma, per limitare i danni nei momenti bui. Anche perché ogni squadra ha le proprie magagne e argomenti per recriminare: pur con alcuni giocatori non al meglio Torino, che nel weekend precedente era rimasta a riposo a causa dell’indisponibilità del Ruffini, in Sicilia è crollata alla distanza contro una squadra che domenica aveva invece giocato sul parquet di Ferentino e che in teoria avrebbe quindi potuto accusare la stanchezza per l’impegno ravvicinato.

Il tempo per gli alibi rischia insomma di durare poco. Cambiare marcia è obbligatorio, non solo da parte di Berry in versione cucciolo spaurito. A meno che non si cominci a pensare che la squadra costruita in estate abbia limiti anagrafici, fisici e caratteriali tali da non essere all’altezza dei sogni immaginati.

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